IN LIBERTA' VIGILATA

sabato 31 ottobre 2009

il male dell'anima

Che rabbia.
Sono stanca e rabbiosa.
Terribilmente stanca, orrendamente rabbiosa.
Mi annienta assistere al dolore di un abbandono.
Mi chiedo come sia possibile che un padre decida di rompere i ponti con le sue figlie, decida di cancellarne anche il numero del telefono.
Così dopo circa due mesi, la più piccola di due sorelle decide di sollevarla lei quella cornetta, decide di fare un passo da adulto e di dichiarare tra le lacrime che quel padre nonostante tutti i suoi difetti le manca.
Ed è così che quel padre, anche lui tra le lacrime, ha espresso il suo pentimento e la promessa di visitarla il giorno del compleanno, esattamente quindici giorni dopo.
E lei si è messa in attesa.
Succederà tra sei giorni, forse.
Intanto la sorella più grande vive con forma d'ansia che a stento riesce a contenere.
Decide di non fare più colazione.
Ritorna a casa puntualmente ogni giorno anche la merenda della metà mattina.
Entrano in campo tutti i sostegni a cui si può e si deve fare richiesta in questi frangenti.
Si stanno giocando partite faticose in giornate di fitta nebbia, dell'avversario nessuna traccia.

lunedì 28 settembre 2009

Fino alla pensione

Ed eccomi di nuovo sola, con l'intenzione di rimanerlo a lungo.
Almeno fino alla pensione.
Basta cuore occupato, basta occhi puntati sul display di un cellulare.
Occuperò il mio tempo leggendo, scrivendo e baciando quelle due sanguisuga delle mie bambine.
Altro non so, almeno oggi.
Non soffro, almeno credo.
Sabato ho comprato un libro: tuttalpiù muoio.
Vado a finire di leggerlo accanto al pelo nero e lucido di zorba.
Ogni malumore un libro, ne ho scaffali pieni.
Questa volta ho scelto un libro comico.
Sabato ero da Salvatore, il mio parrucchiere.
Ho dovuto chiudere il libro, ridevo ad alta voce, non riuscivo a soffocare la risata, ho alzato la testa perchè ho sentito il mio nome. Avevo tanti occhi puntati su di me, l'ho chiuso scusandomi.
Forse avrei voluto o dovuto piangere, non so.
Certo è che non sto del tutto male.
Sto crescendo, tuttalpiù muoio

giovedì 9 luglio 2009

in fondo non è mai andato via

Una calda domenica di luglio, la scorsa. E’ tornato. Ci aveva avvertite la sera prima. L’ho aspettato tranquilla, sorprendendomi. Come se i due anni di silenzio non fossero contati nulla, spariti. Ho sobbalzato solo quando ho sentito il rumore metallico del campanello del citofono.
Fichi&uova è stata la prima ad aprire la porta, gli è corsa incontro, travolgendolo, incurante dei mazzi di fiori che gli riempivano le mani.
Poi l’imbrattatele, gioiosa e ingombrante come al solito, un cavallo imbizzarrito.
Infine noi.
Ostento sicurezza, un goccio di spavalderia, invece vorrei sommergerlo di baci.
E’ inebriante essere lì, uno di fronte all’altra.
Si riempie di odori, di immagini, di sorrisi.
Tira fuori una macchina fotografica, scatta scatta scatta, come se volesse catturare anche le emozioni, fermarle in un obiettivo.
E’ stato pranzo, è stato lago, è stata cena, sono stati i corti della pixar portati per loro.
E’ stata dolcezza, è stato un discorso mai finito.
Vivo sospesa da domenica.
F&u e l’imbrattatele si rallegrano quando il telefono suona, sono più tiepide quando chiama il loro papà, mi sorprendo due volte.
Io sorrido al primo squillo.
Guardo e riguardo i suoi ultimi lavori, le presentazioni ad immagini a corredo di alcuni libri.
Quello dei numeri primi mi commuove, penso che per due anni anche noi siamo stati due numeri primi. Accarezzo il suo libro, il suo nome in copertina.
Dentro ogni storia ci siamo noi, ora siamo ciclisti, ora soldati, ora autistici, ora squartatori.
Nessuna cellula neoplastica.
La paura lo ha riportato nella mia valle, lo ha immerso nei colori del mio territorio.
Spero che resti, anche se so che in fondo non è mai andato via.

giovedì 18 giugno 2009

un unico desiderio

Quando faticosamente e dolorosamente pensa di avere scritto la parola fine, lui riappare. Dopo due anni di silenzio le sussurra parole di una tenerezza infinita.
E' bravo a maneggiare le parole, materia prima del suo mestiere.
Manifesta il desiderio d'incontrarla.
Seguono telefonate ad intervalli quasi regolari. Pochi i giorni di silenzio.
Si riabitua alla sua tranquillante presenza, quella voce argina le sue incertezze, le sue ansie.
E' un turbinare di sentimenti, stavano tutti stipati, uno abbracciato all'altro, quasi in apnea talmente soffocati. Riprendono luce e aria.
Poi nuovamente silenzio.
Quando il telefono riprende a suonare, tutto d'un botto, sorprendendosi lei per prima si trova a formulare quella domanda certa di non averla mai neanche pensata.
Gli chiede perchè vuole vederla, per ricominciare?
Assolutamente no è la risposta.
Vorrebbe piangere, invece rimane immobile, trattiene il respiro.
Fissa klimt, il bacio.
Quelle mani maschili dalle lunghe dita che accarezzano il volto dell'amata.
Un saluto, sussurrato.
Attacca senza forze.
Giura che non risponderà mai più.
Seguono giorni in cui finge che nulla sia successo, ci crede alla fine, è lei quella più sorpresa.
Oltre ad usare bene le parole, conosce altrettanto bene i tempi d'intervento.
Arriva in fallo regolare, nel momento in cui lei è allegra, ride felice e risponde senza leggere il nome sul display.
Capisce solo la parola neoplastico, le gira la testa, ricaccia le lacrime.
Altri giorni di intensi contatti, poi nuovamente il silenzio.
Sa che è partito per il mare con la sua bambina.
Avrebbe dovuto chiamarla ogni giorno, così le aveva promesso.
Domani lei festeggerà il suo compleanno.
Si fissa degli obiettivi, lo fa ogni anno, puntalmente li disattende.
Un unico desiderio, che il telefono non squilli, quantomeno domani.

martedì 28 aprile 2009

I volontari salvano l'Italia - parte seconda

Il figlio di Lilliana è tornato, non racconta nulla, tranne che non ci sono abbastanza coperte e mancano gli stivali per la pioggia. Non riesce ancora a parlare, non riesce a raccontare quello che ha visto nel campo di Barisciano, è come traumatizzato.
Lilliana sostiene che si è dimenticato di portare a casa i ricordi e insieme ai ricordi il suo cuore. Lei non insiste, piange, la mia Lilliana piange commossa.
Io l'abbraccio e lo faccio anche per voi se non vi dispiace.
Intanto visitando il blog della signora in rossa ho raccolto una testimonianza di un'aquilano, chi non l'avesse ancora letta, se ha un pochino di tempo, si soffermi e divulghi.
Occorre svegliare questo popolo addormentato, occorre che ogni genitore faccia quello che ha fatto Lilliana, che addestri i propri figli, i propri nipoti, che metta a disposizione il proprio tempo, la propria competenza e le proprie forze.
Chiunque abbia ancora del proprio, lo metta in condivisione.

lunedì 27 aprile 2009

al critico musicale delle donnette

Questo post è dedicato ad un mio caro amico, del quale sono stata innamorata e respinta e nonostante tutto amici, perché l’amicizia non è uno scherzo, comunque.
Domani subirà un intervento, sarà solo, perché il mio amico è un orso e raramente si concede, passa il suo tempo libero, in compagnia dei suoi libri. perdipiù sdraiato su un prato in riva al Po o su una panchina in piazza castello sbirciando da dietro le pagine la gente che passeggia.
Il mio amico ama la cultura, promoziona eventi e spettacoli.
Gli auguro di rimettersi in fretta, di dissolvere la sensazione di disagio e di combattere la paura che oggi sente.
Quando si riprenderà gli auguro di riuscire a soddisfare il suo desiderio di coppia, perché il mio amico è sì orso ma il suo inverno sta per terminare.
Prenditi tutto quello che desideri, caro amico dal sorriso più dolce che abbia mai conosciuto.

sabato 25 aprile 2009

l'imbrattatele e la tav

L’imbrattatele e i suoi compagni, la scorsa settimana, sono stati portati dai professori in visita al lago di Avigliana, praticamente a dieci minuti a piedi dalla scuola.
Ed è lì, in mezzo a cotanta natura, che il prof. di matematica, che passa le sue ore da almeno venti anni a questa parte, a discutere di sport e a leggere il giornale, anziché spiegare la sua materia, che ha esordito “speriamo facciano in fretta questa TAV”, così senza inserire la frase in un benché minimo contesto.
L’imbrattatele insieme ad altri quattro compagni di scuola sono partiti all’attacco del professore, i ragazzi, stando a quello che mi ha riportato mia figlia, si sono indignati proprio perché una simile affermazione in un territorio così bello è sembrata loro blasfema.
Lui ha reagito dando loro dei trogloditi, sì ha usato proprio questo termine, TROGLODITI. Dicendo loro che la TAV è una grande comodità che permette loro di andare da Torino a Roma in poco tempo e loro di rimando hanno urlato in coro: “preferiamo la bicicletta, piuttosto che lo scempio del nostro territorio, piuttosto che morire di cancro a favore del progresso, perché bucando il Musinè si smuove l’amianto e stoccandolo a cielo aperto, con il vento che soffia in valle, porterebbe morte anche nei territori lontani dal nostro, quindi se questo è progresso, noi siamo fieri di essere TROGLODITI”.
Io sono senza parole, al di là dell’opinione personale che ognuno di noi ha, trovo deplorevole che questa venga espressa così …a muzzo!